Pinacoteca Alberto Martini
L’uomo e l’artista sono il filo conduttore dell’esposizione della Pinacoteca Alberto Martini allestita all’ultimo piano di Palazzo Foscolo. La raccolta d’arte è proposta in un percorso coinvolgente, in grado di favorire la lettura delle opere insieme alla loro conservazione, grazie al percorso a leggio in vetro e cristallo.
Presso la Pinacoteca è conservato inoltre il prezioso e inedito archivio personale di Alberto Martini (AMART), una parte del quale illustrato nel salone principale della galleria, nella lunga teca centrale. Qui documenti e lettere personali (tra le quali, ad esempio, le testimonianze di stima ed amicizia di Émile Bernard, le innumerevoli pubblicazioni prestigiose cui l’artista collaborò quale illustratore) ma anche i colori a pastello ed olio provenienti dallo studio parigino, e l’ultima opera nota rimasta incompiuta, offrono un piccolo spaccato della complessa attività creativa e della ricchezza delle relazioni internazionali intessute dall’artista nel corso della sua carriera.
Pinacoteca Alberto Martini
Esposizioni
La Pinacoteca Alberto Martini presenta un rinnovato allestimento espositivo che invita il pubblico a rileggere la collezione attraverso uno sguardo contemporaneo. Il percorso valorizza la ricchezza e la complessità dell’opera di Martini, mettendo in dialogo nuclei tematici, tecniche e suggestioni visive.
L’allestimento, essenziale e immersivo, accompagna il visitatore in un viaggio tra immaginazione, simbolo e narrazione, restituendo la modernità di un artista capace di attraversare linguaggi e atmosfere. Una nuova occasione per scoprire – o riscoprire – uno dei protagonisti più originali della scena artistica tra Otto e Novecento.
Il percorso espositivo si articola in sezioni tematiche che ripercorrono le principali fasi della ricerca di Martini: dagli esordi grafici e dalle illustrazioni per La Secchia Rapita di Alessandro Tassoni, alle celebri tavole dedicate ai racconti di Edgar Allan Poe e all’iconico Autoritratto del 1911. Prosegue con il ciclo dei Misteri, intensa riflessione visiva sui temi dell’esistenza, e con le immagini ispirate alla Divina Commedia, a cui l’artista si dedicò lungo tutto l’arco della sua carriera. Il percorso si conclude con le opere della maturità, dai ritratti di Maria Petringa ai soggetti di matrice surrealista, fino alla suggestiva Finestra di Psiche, sintesi estrema del suo universo poetico.
A seguito dell’esposizione I Pittori Opitergini della Pinacoteca (1995), è nata la Galleria dedicata ai più significativi artisti nati o attivi a Oderzo. La Galleria è situata al piano terra di Palazzo Foscolo. Dal 2008, in seguito ad ulteriori arricchimenti di opere, la sezione assume la denominazione di GAMCO – Galleria Arte Moderna e Contemporanea Oderzo.
Trattandosi di autori di generazioni ed espressività diverse, l’esposizione si propone di offrire una lettura il più possibile completa, pur nell’estrema diversità delle singole personalità e dei linguaggi scelti, della pittura veneta di fine Ottocento e Novecentesca.
Tra gli altri, viene documentata l’attività ancora naturalistico-accademica di fine Ottocento di Giuseppe Vizzotto Alberti (1862-1931), pittore e raffinato decoratore d’interni, e del fratello Enrico (1880-1976). Allineato ad una pittura ancora realista tipicamente veneta, è anche Giulio Ettore Erler (1876-1964). Più vicini a tendenze fauve, quanto meno nelle scelte cromatiche, sono invece i due fratelli Ciro ed Eugenio Cristofoletti (1901-1973; 1912-1981). Peculiare e profondamente originale è poi il segno di Armando Buso (1914-1975), pittore, incisore, ma soprattutto abile disegnatore della quotidianità, restituita sempre con forza di sintesi e poesia.
La pittura intensa e vibrante di Gina Roma evidenzia la peculiarità del suo discorso pittorico, sempre strettamente autobiografico, che, agli esordi tonali sostituisce una cromaticità “pulsante”, espressionista, nelle opere più recenti.
Tullio Vietri (1927) coglie l’uomo nel suo congestionato spazio urbano traducendone il malessere, non solo ideologico; mentre Arturo Benvenuti (1923) unisce segno e colore creando “un metalinguaggio simbolico” capace di caratterizzare forme dall’intensa vibrazione emotiva e poetica. A questi autori sono stati poi aggiunti lavori pittorici di artisti entrati nella collezione a partire dagli anni Novanta (tra i quali Franca Faccin, Morago).
La Galleria si compone, inoltre, dei lavori grafici di artisti italiani e stranieri ottenuti grazie alle Biennali Nazionali di Incisione Alberto Martini.

La sfida del vetro
Nella Murano degli anni Cinquanta l’arte del vetro è imbrigliata in una tradizione ormai superata, anche se nelle aziende più sensibili, già dagli anni ’20 si stava realizzando un rinnovamento attraverso il design. Egidio Costantini ambisce al mondo dell’arte. Il suo progetto considera il vetro come un nuovo medium per la scultura contemporanea. Vetro e fuoco sono però elementi difficili; necessitano di artigiani esperti per ottenere l’alchimia perfetta della materia fusa che l’artista, da solo, non può raggiungere. Il bozzetto dell’opera diventa così il punto di partenza per immaginare forme e colori che Costantini aiuta a tradurre nelle trasparenze del vetro, proponendosi come intermediario tra i maestri vetrai, la loro perizia tecnica e le esigenze degli artisti.
La Fucina degli Angeli
La Fucina degli Angeli, fondata da Egidio Costantini nel 1955, rappresenta il fulcro delle sperimentazioni con Picasso, Ernst, Chagall, Kokoschka, Fontana, Cocteau, Arp e molti altri artisti. Nel 1961 l’avventura rischia di terminare e, invece, continua grazie all’aiuto di Peggy Guggenheim, che ospita un’esposizione nel suo Palazzo dei Leoni nel ’64 e favorisce quella al MoMA di New York nel ’65. Nel giugno del 1966 si inaugurano a Venezia i nuovi spazi della Fucina degli Angeli, ma l’alluvione di novembre distrugge disegni e opere. Costantini riesce ancora una volta a riprendere l’attività e da allora è un susseguirsi di relazioni, esposizioni e collaborazioni con artisti di tutto il mondo.
La Collezione Attilia Zava
Nel 2011 Attilia Zava dona al Comune di Oderzo, suo luogo natio, la propria collezione composta da trenta sculture in vetro e un gruppo di altrettanti disegni, stampe e dipinti. Fondazione Oderzo Cultura onora tale patrimonio con l’istituzione della Collezione Attilia Zava – Museo del vetro d’artista.
L’esposizione presenta opere di Arman, Jean Arp, Marc Chagall, Jean Cocteau, Egidio Costantini, Luciano Dall’Acqua, Raymon Dauphin, Max Ernst, Amerigo Lucchetti, Mario Lupo, Pablo Picasso, Giuseppe Rossicone, Reuven Rubin, Robert Scherer, Mark Tobey, Vanni Viviani.
